Riceviamo e pubblichiamo questo commento alle elezioni comunali da Giovanni Golotta, Avvocato, ex Consigliere Comunale, in passato segretario del PSI. Oggi pur non essendo iscritto a nessun partito gravita nell'area di centro sinistra.
Il risultato elettorale di EPS non è come dice Ninì “sia positivo che negativo” è solo e solo inaspettatamente e notevolmente deludente.
E con un’onestà della quale occorre dargli atto lo stesso, criticando l’approccio come dire “familistico” alle elezioni da parte dell’elettorato ammette che “Ci aspettavamo un’affermazione maggiore”.
Egli consegna il “ familismo” alle altre 2 liste competitrici, rivendicando per la sua lista una differenza sostanziale essendo, a suo dire, i voti EPS tutti voti di opinione .
In tale contesto appare significativa l’affermazione circa la quale :<< al centro, dove riteniamo che ci sia un elettorato meno condizionato nella scelta elettorale, abbiamo avuto un buon risultati>>.
E allora diamo uno sguardo ai numeri per capire se l’analisi proposta sia fondata o no.
Complessivamente EPS totalizza 587 voti.
Di questi 434 ( il 73,93 % del totale) provengono dalle sezioni del centro ( dalla 1 alla 4)
Tuttavia se consideriamo che oltre il candidato sindaco- che in queste sezioni ha avuti i suoi voti personali (quelli dati solo alla lista sono 77 il 12 e rotti % del totale ;la percentuale più alta di tutte le liste in competizione)- c’erano 10 candidati di EPS iscritti nelle liste delle sezioni elettorali del Centro (dalla 1 alla 4) il risultato ottenuto si ridimensiona fino a diventare un vero e proprio flop.
434 voti diviso per il numero dei candidati del Centro ci porta al risultato di una media di poco più di una trentina di voti a candidato !
Risultato francamente miserello: si tratterebbe, in buona sostanza dei parenti stretti di ciascuno dei candidati e di qualche amico :tutto li .
Peggio mi sento- e del resto peggio si sente anche Ninì- se andiamo a leggere il dato delle periferie.
EPS pare quindi non sottrarsi neanche essa a quelle logiche “parentali” ed “ amicali” ( sebbene non clientelari) imputate come vizio al sistema elettorale cittadino.
Ma la “somalizzazione” della politica cittadina non è dato recente e va registrato, con preoccupazione, il fatto che esso s’i sia trasformato da pratica clandestina, in metodo ostentato. E diffuso.
E così va verificata l’ulteriore affermazione di EPS per la quale il voto per la sua lista ha rappresentato da solo il voto di quella specie di enclave “libera” nella realtà somalizzata del voto cittadino.
Con i dati che abbiamo visto direi proprio che questa affermazione non è fondata .
Resta quindi irrisolto il problema di stabilire se c’è stato, e se si in che termini si sia espresso, il voto di protesta a Bagnara.
Che il PDL abbia quasi dimezzato i consensi rispetto ai tempi di Zappalà è un fatto inconfutabile e non scomodo le cifre per dimostrarlo.
Che questo calo avvenga al cospetto della proposizione di Cesare Zappia da sindaco uscente quale successore di Santino, segna un altrettanto evidente segno di discontinuità rispetto al passato.
Tale discontinuità non sarebbe stata possibile ove non fosse stata affidataria del compito di esprimere un dissenso, un disagio, un malessere rispetto al recente passato; viceversa Cesare Zappia, se non avrebbe bissato il successo bulgaro di Santino gli si sarebbe avvicinato molto .
Ma così non è stato.
E allora, dimostrato che di questa discontinuità EPS non ha beneficiato che in misura infinitesimale, bisogna chiedersi quali strade abbia imboccato il dissenso e lascio all’intelligenza dei lettori la loro individuazione.
Questo tema si intreccia inevitabilmente con quello della qualità dell’offerta politica.
Convengo con Ninì sul fatto che stavolta questa offerta era inesistente .
Solo che in questo giudizio accomuno tutt’e tre le liste.
E se EPS dovesse sostenere il contrario, rivendicando originalità ed unicità a se stessa, saremmo costretti a dire che o non s’è fatta capire o i cittadini votanti l’hanno bocciata senza appello dato che di essi nemmeno 1 su 10 l’ha ritenuta degna del proprio consenso .
Ma è proprio questa sorta di omologazione a dare un fondamento decisivo alla tesi da me sostenuta circa la giustezza della scelta politica dei dirigenti del PD locale che si sono spesi accettando ( e saggiamente aggiungo) ogni rischio pur di siglare il Patto con Romeo.
Non è stato percepito come era necessario a mio parere, il fatto che in gioco stavolta non c’erano prospettive di lungo respiro, ma un unico grande obbiettivo: restituire la città alla politica e la politica alla città, innervando il tutto con la ripresa dello scontro tra parti contrapposte e sostanzialmente -e non solo astrattamente-competitive .
Questo obbiettivo è stato raggiunto solo grazie al Patto ed alla lungimiranza strategica di entrambe le parti ed in particolare della dirigenza del PD.
In proposito volutamente si trascura un dato per metterne in risalto un’altro di segno opposto.
Non si dice, infatti, che dei 4 consiglieri eletti dal Patto, 3 sono espressione del PD ed 1 è Romeo- che viene prospettato come iscritto al PDL e noi prendiamo per buona questa iscrizione anche se non ci risulta-, che il primo dei non eletti è Gregorio Forsina (anche lui espressione PD) e che 5 candidati riferibili al PD hanno preso complessivamente oltre 1000 voti- quasi il doppio dei suoi con 16 candidati di EPS, ma sostiene che il PDL nel suo complesso si sarebbe rafforzato.
Mentre lascio ai numeri il compito di spiegare il contrario registro che è singolare il fatto che mentre il PDL s’è presentato diviso alle elezioni venga prospettata una riunificazione, come dire postuma, sommando dati tra loro disomogenei.
Spero si tratti solo di un errore e non di un auspicio.
Il risultato, infatti, vieta di stabilire l’omogeneità del dato elettorale basata sull’equazione Romeo+Zappia=PDL perché così non è e non merita perder tempo per spiegarlo tanto lo sanno tutti.
Aver colto al volo e trasformato in realtà elettorale, questo dato di fatto, è stata un’operazione intelligente e di grande portata perché, lo ripeto, la riattivazione della tensione politica- sia pure nelle forme modeste che questo risultato ci consegna a livello di rappresentanza istituzionale- è l’unico vero risultato politico di questa tornata elettorale.
Quanto al che fare ora, coglie nel segno Gramuglia quando sottolinea l’importanza dell’opposizione; solo che sarebbe il caso di liberarsi dalla pesante ed inutile ipoteca rappresentata dal “Palazzo” visto come sede d’elezione dell’attività.
Bisogna partire dalla consapevolezza che il Comune è ormai- e da tempo- mero luogo di ratifica di decisioni e che sono proprio le decisioni che vanno contrastate anche e soprattutto prima che siano prese.
Occorre che le forze dell’opposizione, e tra queste in particolare quelle del CS, dettino l’agenda alla politica cittadina perché – è questo è un dato di fatto- sono le uniche in condizione di poterlo fare; e la dettino con iniziative dirette alla cittadinanza e non solo con interrogazioni ed interpellanze, mettendo a nudo la nota debolezza politica della coalizione vincente .
Che queste siano tre anziché due è la riprova del successo della linea del PD (lasciando da parte il risultato delle provinciali -1.200 voti in più rispetto alle precedenti per Frosina-).
Sul PD ora incombe l’onere gravoso di farsi carico di mantenere alto il tono del confronto e di assumere l’iniziativa alla quale chiamare al confronto tutte le altre forze politiche.
Giovanni Golotta già consigliere comunale.