Giovedì 16 Febbraio durante il 62esimo Festival di Sanremo, abbiamo assistito ad una serata dedicata ai duetti dei Big con i piu' grandi nomi della musica internazionale.
Una delle migliori esibizioni e' stata senza dubbio quella dei Matia Bazar con Al Jarreau, grande icona della black-music, con il quale hanno cantato ''Parla piu' piano'' di Nino Rota tratta dal film ''Il Padrino''.
Il cantante statunitense ha inoltre eseguito ''We're In This Love Together'' classico del suo repertorio, tratto dall'album ''Breakin' Away'' (1981). Sul palco dell'Ariston, Jarreau ha dimostrato un'innata simpatia e un genio vocale sempre impeccabile e immutato nel tempo.
Alwyn Lopez Jarreau, semplicemente noto come Al Jarreau, nasce a Milwaukee (Wisconsin) il 12 Aprile 1940. Figlio di un predicatore battista oriundo brasiliano, inizia a respirare musica in tenera età, cantando nel coro gospel della sua chiesa. Nonostante la sua passione per il jazz e il canto, continua gli studi e si laurea in psicologia. Lavora come assistente sociale ma poi si rende conto che la sua aspirazione è la musica. Così durante gli anni ’60, si trasferisce a Los Angeles e fa tanta gavetta cantando soul-jazz in vari club della California.
Nel 1965 incide per una piccola etichetta, la Bainbridge, il suo primo album intitolato “1965”. Il disco però passa inosservato e bisogna aspettare altri 10 anni perché Jarreau torni a incidere un nuovo lavoro. Infatti il vero lancio internazionale arriva nel 1975 con l’LP “We Got By” che mostra le straordinarie doti vocali dell’artista statunitense grazie ad un azzeccato mix di soul, pop raffinato e jazz.
Tra i brani degni di nota spiccano “Spirit”, “Sweet Potato Pie” e “Lock All The Gates”. Caratteristica importante di Jarreau è quella di avere riportato in auge in quel periodo l’uso dello scat o vocalese, tecnica basata sull’improvvisazione vocale in modo da avvicinare la voce ad uno strumento musicale, che qui in Italia verrà ripresa negli anni a venire da Gegè Telesforo.
Nel 1976 esce “Glow” eccellente album contenente chicche come cover di Elton John (“Your Song”), James Taylor (“Fire and Rain”), Antonio Carlos Jobim (“Agua de Beber”) e brani autobiografici come “Milwaukee” e “Glow” entrambi composti dal vocalist statunitense.
Nel 1977 è la volta del live “Look To The Rainbow (Live in Europe)”, un disco pieno di anima ed energia che è una grande prova del talento vocale di Jarreau durante le sue esibizioni live. Magistrale la rilettura vocalese dello standard jazz “Take Five” di Paul Desmond e Dave Brubeck. Con questo LP l’artista si impone anche sul mercato americano.
Negli anni ’80 inizia il sodalizio col produttore Jay Graydon con il quale incide tre ottimi album: “This Time”(1980), “Breakin’ Away”(1981) e “Jarreau”(1983).
Meno significativa la produzione post-1983 caratterizzata da un abuso di sintetizzatori e arrangiamenti plastificati.
Tra i migliori dischi degli anni ’90 ricordiamo “Tenderness” in cui Jarreau si destreggia tra classici dei Beatles, di Gershwin, Otis Redding e con una rilettura dello standard jazz “My Favorite Thing”.
Per quanto riguarda gli anni ‘2000, spiccano “Accentuate The Positive”(2004) e “Givin’ It Up”(2006) inciso insieme al grande chitarrista e cantante soul-jazz George Benson. Tra i migliori brani del disco “God Bless The Child” classico di Billie Holiday inciso con la brava soul-singer Jill Scott.
Spiccano inoltre la rilettura smooth-jazz di “Ordinary People”, brano del cantante neo-soul John Legend e “Bring It On Home To Me” cover del classico di Sam Cooke, in cui Benson e Jarreau si avvalgono della collaborazione del grande Paul McCartney.
Al Jarreau è da considerare uno dei più grandi esponenti della black-music degli ultimi 40 anni. Dotato di una vocalità ricercata e sopraffina, ha saputo rileggere e personalizzare brani dei più svariati generi musicali con delle cover superlative che mantengono intatto il fascino originario delle versioni originali.
Una musica la sua che farà scuola, come possiamo notare ascoltando gli album del cantante neo-soul Kem, il suo alunno migliore che rinverdisce i fasti della musica di Jarreau in maniera originale e personale senza emularne lo stile.
A dispetto dei suoi 72 anni, Al Jarreau ha dimostrato a Sanremo una grande grinta degna di un ragazzino oltre ad una grande ironia e simpatia. L’artista ha stupito il pubblico con la sua semplicità e la voglia di mettersi in gioco in un contesto come quello sanremese, diverso dal suo abituale.
Un artista che ha lavorato sodo per costruire la sua fama e che alla fine ce l’ha fatta riuscendo ad abbattere le barriere tra jazz e pop con grande stima di pubblico e critica.
Francesco Favano